venerdì 3 giugno 2011

Ma la gente come sta?

Il concerto dei Neubauten sta per iniziare. Il mio vicino fa una telefonata:"buonasera, scusi se disturbo, tra l'altro sono a un concerto e se comincia chiudo, ma... È morto Emilio? Oh cazzo! In moto? Mi dispiace, un così caro ragazzo! Beh... Buona serata!" O_O"

lunedì 9 maggio 2011

Perché NON POSSO mangiare una pera senza buccia


Geppetto, che di tutto quel discorso arruffato aveva capito una cosa sola, cioè che il burattino sentiva morirsi dalla gran fame, tirò fuori di tasca tre pere, e porgendogliele, disse:
"Queste tre pere erano per la mia colazione: ma io te le do volentieri. Mangiale, e buon pro ti faccia."
"Se volete che le mangi, fatemi il piacere di sbucciarle."
"Sbucciarle?" replicò Geppetto meravigliato. "Non avrei mai creduto, ragazzo, mio, che tu fossi così boccuccia e così schizzinoso di palato. Male! In questo mondo, fin da bambini, bisogna avvezzarsi abboccati e a saper mangiare di tutto, perché non si sa mai quel che ci può capitare. I casi son tanti!..."
"Voi direte bene, soggiunse Pinocchio, ma io non mangerò mai una frutta, che non sia sbucciata. Le bucce non le posso soffrire."
E quel buon uomo di Geppetto, cavato fuori un coltellino, e armatosi di santa pazienza, sbucciò le tre pere, e pose tutte le bucce sopra un angolo della tavola.
Quando Pinocchio in due bocconi ebbe mangiata la prima pera, fece l'atto di buttar via il torsolo: ma Geppetto gli trattenne il braccio, dicendogli:
"Non lo buttar via: tutto in questo mondo può far comodo."
"Ma io il torsolo non lo mangio davvero!..." gridò il burattino, rivoltandosi come una vipera.
"Chi lo sa! I casi son tanti!..." ripeté Geppetto, senza riscaldarsi.
Fatto sta che i tre torsoli, invece di essere gettati fuori dalla finestra, vennero posati sull'angolo della tavola in compagnia delle bucce.
Mangiate o, per dir meglio, divorate le tre pere, Pinocchio fece un lunghissimo sbadiglio e disse piagnucolando:
"Ho dell'altra fame!"
"Ma io, ragazzo mio, non ho più nulla da darti."
"Proprio nulla, nulla?"
"Ci avrei soltanto queste bucce e questi torsoli di pera."
"Pazienza!" disse Pinocchio, "se non c'è altro, mangerò una buccia."
E cominciò a masticare. Da principio storse un po' la bocca; ma poi, una dietro l'altra, spolverò in un soffio tutte le bucce: e dopo le bucce, anche i torsoli, e quand'ebbe finito di mangiare ogni cosa, si batté tutto contento le mani sul corpo, e disse gongolando:
"Ora sì che sto bene!"
"Vedi dunque, osservò Geppetto, che avevo ragione io quando ti dicevo che non bisogna avvezzarsi né troppo sofistici né troppo delicati di palato. Caro mio, non si sa mai quel che ci può capitare in questo mondo. I casi son tanti!..."

giovedì 11 novembre 2010

PERCHE' A NOI KAFKA CI FA UNA PIPPA



Prendo atto della multa, pur masticando amaro.
Prendo atto della DETRAZIONE PUNTI e, sempre masticando amaro, mi chiedo: ma a 'sto punto, quanti punti c'ho?
Che con 'sto mettietogli (bravocatìvo) non ci si capisce una fava.
Google mi aiuta: ilportaledell'automobilista risponderà ad ogni tuo quesito. Perbacco!
Ci vado, mi iscrivo.
O, meglio, ci provo.
Errore: risulto già iscritta (codice fiscale canta). Non ricordo di averlo mai fatto. E quindi non ho idea di quali fossero user e password. Ma c'è un bel POMELLO di richiesta password e così, candida e babbea, ci pigio.
"La nuova password è stata inviata al suo indirizzo di posta elettronica".
Fiduciosa (e sempre più babbea) mi apro la posta, trovo il messaggio, la relativa PAROLADORDINE!, ma...
nessuna traccia dell'ID.
Analizzo minuziosa il sito, "Ci sarà un pomello RECUPERA USER!!!"  
M A C C H E'.
Provo a inventarmi un po' di combinazioni (nomecognome, cognomenome, NomeCognome, NOMECOGNOME,nome.cognome.... eporcam........)
Mi arrendo.
Telefono al Numero Verde.
Risponde una voce MOSCIA:
"Buongiorno, TRASPORTI TERRESTRI".
Uh mamma! No, dai, ahaha, voglio parlare con quelli marziani, mi fido di più!
Trattenendo malamente l'ilarità, spiego alla terrestre il problema. Con molta fatica (non banale la dettatura del codice fiscale al telefono) riesco ad ottenere la mia identità. Che, detta così...
Accedo al sito (!!!!), trovo la pagina del SALDO PUNTI (!!!!) e scopro che:

nel 2003 avevo venti punti;

nel 2005 avevo 22 punti;

nel 2007 avevo 24 punti;

nel 2009 avevo 26 punti.

PUNTO.


Ma dai?
In calce, si legge:
Attenzione
I dati sono aggiornati con frequenza SETTIMANALE nella giornata di venerdì.O_o"
Settimana lunga sulla Terra!


venerdì 18 giugno 2010

GRAZIE, MARIO!


Mi chiama Mario di TRE per una fantaproposta internette
Stranamente, mi interessa.
Telefonata di 20 minuti.
Io sono gentile, faccio un po' la spiritosa. Accetto l'offerta internette.
Mario (dde Roma) mi dice che sono troppo solare per essere genovese. 
Infatti.
Mario ora conosce il mio numero di cellulare, il mio indirizzo, il mio codice fiscale, il numero di conto corrente.
Forse sono stata TROPPO gentile e spiritosa: Mario mi ha già richiamato DUE VOLTE con stupidi pretesti.
L'ultima telefonata si è conclusa con VALENTINA, SEI SS'UPENDA.
Mi devo preoccupare?


venerdì 16 aprile 2010

Villanella di Cenerentola


Chi nasce annuda e chi nasce 'ncammisa.
I' ca nascette annuda e senza niente,
aspetto ca pe' me cagna lu viento.
Chi nasce cane e chi nascette gatta.
I' ca nascette gatta e no canillo,
aspetto 'e m''o 'ncappa' nu suricillo.
Chi 'a tene 'argiento e chi la tene d'oro
la cajulella pe' 'ncappa' 'o palummo,
e forse io sola 'a tenarraggio 'e chiummo.
Chi nasce 'ncunia e chi nasce martiello.
Si 'stu martiello 'ncasa e nun m'apprezza,
pure vene lu juorno ca se spezza.
Chi nasce janco e chi niro gravone.
I' mò gravone so' ma te n'adduone,
lu juorno ca m'appicciarraggio bbuono.

lunedì 28 dicembre 2009

Gli incontri di una lumaca avventurosa

Ho scoperto che mia madre mi leggeva questa poesia quando ero piccolissima.
E, mi racconta, io ero affascinata dalla formica che muore per vedere le stelle...

Che infantile dolcezza
nel mattino quieto!
Gli alberi protendono
le loro braccia a terra.
Un soffio tremulo
ricopre le sementi,
e i ragni distendono
le loro strade di seta
-raggi sul cristallo
limpido dell’aria-
Nel viale una fonte recita
il suo canto tra le erbe.
E la lumaca, pacifico
borghese della strada,
ignorata nella sua umiltà,
ammira il paesaggio.
La divina quiete
della natura
le ha dato forza e fede,
e dimenticando le pene
della sua casa, volle
vedere dove porta il sentiero.
Cammina cammina, giunse così
in un bosco di edere
e di ortiche. In mezzo
c’erano due vecchie rane
che prendevano il sole,
annoiate e malate.
“Questi canti moderni”,
bofonchiava una di quelle,
“sono inutili”. “Tutti,
amica”, le ribatte
l’altra rana che era
ferita e quasi cieca.
“Quand’ero giovane credevo
che se mai Dio sentisse
il nostro canto, avrebbe
pietà. La mia scienza,
dal momento che sto al mondo da tanto
mi vieta di crederlo.
E ormai non canto più …”
Le due rane si lamentano,
chiedendo un’elemosina
a una ranocchietta
che presuntuosa passa
scostando l’erba.
La lumaca si ferma
davanti al cupo bosco.
Vuol gridare: Non può.
Le rane si avvicinano.
“E’ una farfalla?”
dice quella quasi cieca.
“Ha due cornette”
ribatte l’altra rana.
“E’ la lumaca. Lumaca
vieni da altre terre?”,
“Vengo da casa mia e voglio
tornarci quanto prima.”
“E’ un verme assai codardo”,
esclama la rana cieca.
“Non canti più?” “Non canto”,
dice la lumaca. “E non preghi?”
“Neanche: non ho mai imparato.”
“E non credi nella vita eterna?”
“E che cos’é?”
“Vivere sempre
nell’acqua più limpida,
vicino ad una terra ricca di fiori
che offrano pascoli magnifici.”
“Quand’ero piccola un giorno
la mia povera nonna mi disse
che dopo la morte sarei finita
sulle foglie più tenere
degli alberi più alti.”
“Era un’eretica tua nonna.
La verità é la nostra.
Dovrai credere a questa”,
dicono furiose le rane.
“Perché ho voluto vedere il sentiero?”
geme la lumaca. “Si, credo
per sempre a quella vita eterna che
mi predicate …”
Le rane,
tutte pensierose, se ne vanno,
e la lumaca, spaventata,
s’inoltra nella selva.
Le due rane mendicanti
restano come sfingi.
Una domanda:
“Ci credi alla vita eterna?”
“Io no”, dice triste triste
la rana ferita e cieca.
“E perché, allora, abbiamo detto
alla lumaca che deve credere?”
“Perché … Non so perché”,
dice la rana cieca.
“Ho un groppo alla gola
quando sento con quanta fede
i miei figli invocano
Dio là nel canale …”
La povera lumaca
torna indietro. Si diffonde
dal viale sul sentiero
un silenzio ondulato.
S’incontra con un gruppo
di formiche rosse.
Sono tutte eccitate
hanno un gran da fare
per trascinare una compagna
che ha le antenne rotte.
La lumaca esclama:
“Pazienza, formichette.
Perché maltrattate così
una vostra compagna?
Ditemi cos’ha fatto.
Giudicherò io in coscienza.
Raccontalo, tu, formichetta.”
La formica mezza morta
dice triste triste:
“Ho visto le stelle”
“Cosa son le stelle?”
dicono le formiche inquiete.
E la lumaca domanda
pensierosa: “Stelle?”
“Si”, ripete la formica,
“Ho visto le stelle,
son salita sull’albero
più alto del viale
e ho visto mille occhi
nelle tenebre.”
La lumaca domanda :
“Ma cosa son le stelle?”
“Sono luci che portiamo
sulla nostra testa”.
“Ma noi non le vediamo”,
commentan le formiche.
E la lumaca: ” La mia vista
non va più in là dell’erba.”
Agitando le antenne
le formiche esclamano:
“Ti ammazzeremo; sei
perversa e pigra.
La tua legge é il lavoro”.
“Ma io ho visto le stelle”;
dice la formica ferita.
Sentenzia la lumaca:
“Lasciate che se ne vada,
seguitate le vostre faccende.
D’altronde forse tra poco morirà”:
Nell’aria dolce
é volata un’ape.
La formica in agonia
avverte l’immensa sera
e dice: “Ecco chi viene
a portarmi su una stella”.
Le altre formichette
se ne vanno nel vederla morta.
La lumaca sospira
e stordita s’allontana
tutta confusa
circa l’eternità. “Il sentiero
non ha fine”, esclama.
“Forse di qui
si arriva alle stelle.
Ma questa gran pigrizia
mi impedirà di giungerci.
E’ bene non pensarci più”.
Ogni cosa appariva soffusa
di nebbia e sole pallido.
Campane in lontananza
invitano la gente in chiesa
e la lumaca, pacifico
borghese della strada,
stordita ed irrequieta
ammira il paesaggio.

Federico Garcia Lorca

venerdì 21 agosto 2009

Gnuiorc Gnuiorc - parte seconda

L'hotel Marrakesh, arredato in pseudo stile marocchino, è carino e pulito. 
La tizia alla reception è fredda, ma gentile. Documenti, carta di credito, stanza 736. 
Saliamo (a piedi, l'ascensore non c'è) al terzo piano, la stanza è poco più grande del letto e la finestra si apre sul muro dell'edificio di fianco. 
Pazienza, non abbiamo intenzione di passarci molto tempo. Doccia e cambio d'abiti, siamo di nuovo fuori. 
Sotto l'albergo c'è uno Starbucks, entriamo per un caffè. Espresso (seh, come no...), Café Au Lait, Cappuccino, Iced Brewed Coffee, Iced Coffee with Milk, Caramel Macchiato, Cinnamon Dolce Latte, Espresso Truffle... Aiuto. Ordiniamo un espresso e un cappuccino, ci ritroviamo con due beveroni da mezzo litro in bicchiere di polistirolo con tappo e pertugio ciucciabevanda. Mortacci loro, è piombo fuso! Mi ustiono, grazie al pertugio, labbra e lingua e solo per miracolo non mi verso tutto addosso. Bak bocca d'amianto beve un po' di lava, quanto basta per aggiungere del latte freddo, mandar giù tutto e ripartire. Mappa nella mano destra, lonely planet nella sinistra, ci ributtiamo in metropolitana. Sporca, fatiscente, piena di rumenta. Non c'è una scala mobile. Se è un modo per mantenere i gnuiorchesi in forma, non funziona: mai visto culi così grandi. Come dice Bak, la caricatura degli obesi. E un numero impressionante di gambe ingessate. Teorizziamo che sia la moda del momento. Times Square, si cambia treno. Linea Q, 8 st B'way - Lafayette St. Siamo a Soho...