venerdì 3 agosto 2012

Calima


Femès. Ristorante Casa Emiliano. La valle si stende ai suoi piedi, mentre sui monti alle sue spalle un gruppo di cabritos lecca pietre salate. Nell’aria, profumo di fuoco.
Seduto nel giardino, tra i cactus piantati nella lava nera, un vecchio. È quasi calvo, ha i baffi e il pizzo bianchi; a metà naso, un paio di occhiali rettangolari fini, di metallo. Indossa una camicia a righe azzurra, un paio di jeans enormi e sandali beige da crucco. Una stampella è appoggiata al tavolino.


La Calima trasporta la sabbia impalpabile del deserto e il cielo è una sottile coperta grigia che permette al vecchio di guardare in faccia il sole; la polvere in gola gratta, il vecchio tossisce spesso e si porta di continuo una mano al collo.
Sorseggia piano un bicchiere di vino, contando ogni sorso, e fissa la strada.
Così, ogni giorno. Aspetta. In silenzio, paziente, aspetta.
Al calar del sole, si aggrappa al tavolino, si regge alla stampella, si alza, paga il vino.
“A domani,” dice.
“A domani.” 

2 commenti:

Peek-a-booK! ha detto...

Bellissimo post Vale, sembra quasi di essere lì.

Valentina
www.peekabook.it

abissonauta ha detto...

:)