mercoledì 11 aprile 2012

Undiciaprile

Mi sveglia il Diluvio Universale. 
Dj Random, quel pazzo rompicoglioni che abita nella mia testa, lancia a palla Colpo Di Pistola (Subsonica). 


Ritorno sui miei passi
E adesso contali bene
Il tempo che è passato
Non è una buona ragione
Ho idea che non mi basti
Lo scambio di un'opinione
E neanche l'imbarazzo
Con cui mi mostri le scuse
La muta del serpente
Nasconde il tuo vero nome
Di chiacchiere suadenti
Sono già stato a lezione
Baciando la fiducia
Con un rasoio a due lame
Hai fatto molta strada
Sacrificato persone
Tutta la tua arrogante danza
La sicurezza di chi è sempre a tempo
Il giusto slalom sfavillante e attento
Di chi da sempre intona l'ultima parola

Ti farò male più di un colpo di pistola
È appena quello che ti meriti

Ci provo gusto me ne accorgo ed allora
Non mi vergogno dei miei limiti e lividi
Come ti gira dopo un colpo di pistola
Ti vedo un po' a corto di numeri
Ci provo gusto me ne accorgo ed allora
Non mi seccare coi tuoi alibi 




Un ghigno mi si disegna in faccia. 
No. Non ci vado a Nuovo Recinto, stamattina. 
Salto in macchina, direzione centro. 
Parrucchiere-caffè-wifi. Servizio (quasi) completo: ci starebbe giusto perfetta una sigaretta... 
Chioma scintillante, mi sorrido soddisfatta dal riflesso di una vetrina. 

Buona giornata.







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lunedì 2 aprile 2012

Dragone d'Aprile


Venerdì una bruciante umiliazione a Nuovo Recinto mi ha fatto versare lacrime di fuoco e rabbia.
Sabato catatonico sul divano, tra pessimo cinema e piani di fuga.
Domenica mi sveglio stropicciatissima, gli occhi pesti. 



Cielo plumbeo, forse piove.
In loop nel cervello: Un buon subacqueo deve saper rinunciare.
Mi sento come se avessi ingoiato un sacco di cemento. L’Omonero è del suo miglior umore Cupezza Mammamia.

“Andiamo. Poi vediamo.”

Il mare non è certo una tavola e al porticciolo di Nervi l’acqua è marrone e densa.
“Si va al Dragone”.
Il primo tuffo dopo il brevetto OWD era stato proprio al Dragone. Mi era venuto un mezzo attacco di panico; il ricordo non aiuta.

“Mi butto in acqua. Poi vediamo.”

Il freddo nei calzari mi scuote.
“Stiamo vicini”, dice MaxTestaRasata, la nostra guida: “Non si vede un cazzo!”
Alè.

Inizia la discesa, la catena scompare presto in un nulla lattiginoso. Da sotto salgono bolle, astronavi di luce, e un filamento trasparente (uova di qualcosa?) danza davanti ai miei occhi. Sento che uno zigomo si solleva. 


Il fondale si intravede appena e il viaggio verso la parete è un volo ovattato; mi ascolto: non sto male. Anzi! 
In pace, nel silenzio, realizzo ciò che la volta precedente, causa fifa, avevo solo intuito: è bellissimo, qui sotto! Spaccature da cui spuntano cernie labbrute, fenditure e budelli, tetti ricoperti di margherite, nudibranchi, anemoni e spirografi, pescetti d’argento e ricci salepepe .
E la parete scende, scende sotto di me, non vedo la fine, ho un brivido…
Max punta nel blu; noi, fiduciosi, lo seguiamo, ritroviamo la catena, risaliamo lenti.
Arranco sul gommone (siamo gli ultimi), mi infilo pile e cerata e mi rannicchio, già felice, contro l’Omonero.
D’improvviso una virata brusca quasi mi manda a sbattere il muso contro le bombole, “Ma che caz..”
“Delfini!”
“Ma eh?! Di nuovo?!”
Sono un gruppetto (4? 5? 8?), ci siamo in mezzo, non si capisce se siamo noi a seguire loro o loro noi, saltano fuori dall’acqua in perfetto sincrono (ma come fanno?), sono di fianco, sono sotto, sono sopra, sono… sono lì!
Inginocchiata a prua, sento le lacrime sulla faccia; mi giro verso l’Omonero:
“Ma non ti viene da piangere?”
“Mica sono un frignone, io.”
In effetti... 



sabato 24 marzo 2012

Walrus Beach



Ore 8.00, in macchina verso Paraggi.
Brian Molko, disperato, mi accusa: You don’t care about us. Pessima idea, i Placebo.

http://www.youtube.com/watch?v=p4dNdfOLO7w

Arrivati a destinazione, un bel sole caldo mi strappa dal vortice malinconico.
Mi affaccio, butto giù un occhio… ECCHEMMINKIA!? Provo a contare: un subbo, due subbi,dieci subbi… A 50 mi arrendo.







Atmosfera da rave: mare di gente proveniente da ogni dove, look cyperpunk, allegra promiscuità, spaccio di O-ring.
L’Omonero ghigna: “Manca giusto il muro di casse.”
“C’è il mare, però!





Trovare un angolo per vestirsi è un’impresa.
In superficie, scambio due parole con una tizia:
“Servirebbe un vigile!”
“Hahaha! Sì, ma dov’è la parete?”
“Di là.”

Scendiamo rapidi, la visibilità è pessima, le zampacce davvero troppe.
I pesci ci sono, ma hanno tutti un’aria seccata.
Nel nebbione individuo ben due flabellinuscole; numerose le vacchette, una piccola cernia, uno spirografo gigante. M fa per fotografarlo, ma… ZIP! Andato…
Da un pertugio sbuca una murena per niente contenta che, infatti, ci abbaia. Povera, si può darle torto?
Facciamo sosta brucando sulla Posidonia, poi fuori.
La tribù è aumentata. Noi ci scaldiamo le ossa al sole per un po’.
Rientrando, non commetto lo stesso errore dell’andata e inzicco nel lettore un CD dal titolo POP ’80. Finestrini abbassati e volume a palla (tamarri!) cantiamo It’s my life! coi Talk Talk.
Mi guardo nello specchietto: va’ che bella abbronzatura da muratore!

lunedì 19 marzo 2012

Nei Paraggi


Finalmente si torna in acqua sul serio. E sì che mi diverto solo per il fatto di stare in acqua, ma potendo scegliere tra i peli pubici in sospensione della piscina, le latte di cibo per cani di Sturla e una parete a Portofino, ecco, io... No?
Sveglia alle sei. L'Omonero è assonnato, senza parole e senza occhi.
Tra le ciglia guardo i borsoni pesantissimi, penso ai SEI PIANI A PIEDI e ho un mancamento. Ma mi faccio coraggio. 


Alle 7 siamo al diving a Sturla. Faccio colazione guardando il mare e un germano reale che gioca nelle pozze sulla spiaggia. 
Carichiamo le bombole, si parte.
I buchi azzurri nella coperta grigia del cielo fanno ben sperare. La riviera è un'esplosione di alberi in fiore. Ciao ciao inverno, buone vacanze.
Arriviamo a destinazione, parcheggiamo, usciamo. Il mare è increspato, il cielo di piombo. 
B ha un'espressione perplessa, l'Omonero solleva un sopracciglio, esitante.
Qualcuno grida: delfini! 
Eh? Dove! Dove?
Cazzo! Sono tantissimi, saltano fuori dall'acqua, mi manca il fiato, mi batte il cuore, vorrei lanciarmi all'inseguimento così come sono, coi jeans e gli occhiali sul naso. 
L'apparizione fuga ogni dubbio e ci riempie di entusiasmo. Daidai!!! 
Entriamo, sono tutti attenti a noi che, per la prima volta, scendiamo a meno 30. 
L, l'istruttore, ci separa: G con l'Omonero, io con lui. La visibilità è discreta, seguiamo il fondale (sabbia; un copertone; qualche oloturia) finchè L ci fa segno di fermarci e prova a testare la nostra lucidità con banali operazioni matematiche. Nel giro di poco diventiamo cretinissimi e cominciamo a farci ogni genere di gestaccio. Come mi piace ridere sott'acqua, l'esplosione delle bolle e gli occhi da cinese!  


Raggiungiamo la parete e... ooh! E' ricoperta di vacchette di mare, alcune grandi, altre piccine come l'unghia di un mignolo. E margherite e spirografi, flabelline e castagnole, stelle e spugne. E una nicchia, e nella nichia un presepe, e davanti al presepe una bavosa. Mi giro a cercare l'Omonero, è vicino, lo acchiappo per mostrargli la Bavosa Devota; lui giunge le mani in preghiera - ci capiamo sempre al volo - e, di nuovo, scoppiamo a ridere. Mi sa che 'sta narcosi...  
E' ora di tornare (le dita cominciano, in effetti, a diventare insensibili). 
Sulla riva ci accolgono B e G con un thermos di tè bollente. 
Belìn, che prù! 



venerdì 16 marzo 2012

Nuovo Recinto

Ultimo Giorno della Prima Settimana nel Nuovo Recinto. 
Odore di nuovo. Mobili BEIGETTI BLEAH. 
Gli scatoloni sono spariti in fretta. E' (quasi) impeccabile, ora; resta solo una barricata, quella di Stambecco, che proprio non regge lo stress da OPENSPEIS e ha bisogno di avere le spalle coperte. Presto sarà demolita, ma, forse, per allora, Stambecco si sarà rassegnato. 

La micronovità mi regala un frizzo di energia, mentre gli altri hanno un'aria spaesata. E tacciono. Tacciono in un modo innaturale: regna un silenzio irreale, assordante, punteggiato dai click dei mouse e sottolineato dal passo pesante e legnocalzato di Airone Cuciuffo. 
Atmosfera da thriller. Mi aspetto che succeda qualcosa da un momento all'altro. 
Il Nano imbraccia un mitra e inizia a sparare. 
Un dobermann senza pelle irrompe da una finestra e si attacca alla giugulare di Figadilegno. 


Infilo nelle orecchie le cuffiette coi teschi e mi isolo coi Neubauten. 



Disegno dettagli costruttivi di pilastri in calcestruzzo armato e penso al mio panino col prosciutto di Parma.
A pranzo andrò a sedermi alla Pressa e, masticando, osserverò i nuovi Vicini: le tute blu, le mani sporche, le spalle larghe. Gnam. Altro che i fighetti del Vecchio Recinto. 


Toh. Hanno portato la macchinetta del caffè. E, finalmente, qualcuno sorride.

lunedì 5 dicembre 2011

Fuerteventura - Baja de Luis


Arriviamo al diving stropicciati.
Le nostre mute sono lì, pulite e profumate. L'avevamo visto, Gegge, che aggiungeva l'ammorbidente nella vasca del risciacquo!
L'attrezzatura è pronta e ordinata. Belli, i vizi!

La compagnia è bizzarramente assortita: io e l'Omo Nero, una coppietta viennese, Sebastian, Gegge e il barcarolo.
E Michael. Un irlandese tozzo e rubizzo, 47 anni, non ancora brevettato. E' la sua prima "immersione in acque libere" ed è terrorizzato.
Gli stringo la manona.
"Come ti capisco!"
"Davvero? Ti ricordi la tua prima immersione?"
"E me lo ricordo sì, sarà passato un quarto d'ora!"
Ridiamo, lui sembra più rilassato.
Briefing di Sebastian: " Andiamo a Baja de Luis. E' semplice, profondità massima 10 mt, non c'è corrente. Io devo fare gli esercizi con Michael. Voi restate nei paraggi. Ci vediamo a fine immersione, all'ancora."
Fico!

Sarà l'emozione, sarà la bombola da 10 lt (Sebastian ha deciso che per me è più che sufficiente...), saranno i due chiletti presi al cambio di stagione (mmmmhh, gli gnocchi ai quattro formaggi!), sarà... ma fatico a scendere. Non cincischio, mi attacco alla corda e mi tiro giù. Ecco, ecco.
Nessuno approfitta del "liberi tutti" e il gruppo resta compatto. Io sono la prima. Infilo la testa in ogni pertugio, passiamo attraverso archi di lava, sotto tettoie, sopra piccoli canyon.

Intravedo qualcosa nella sabbia bianca. Una coda spunta. 
Ma che è? UN DRAGO? 

Mi giro, ci sono tutti, acchiappo Sebastian per un braccio e indico il coso.
"Stai ferma!"
"E chi si muove?"

Restiamo ad osservarlo finchè, finalmente, infastidito dalla nostra gorgogliante presenza, il coso prende il volo. 


Ma... è uno Squalo Angelo!!! 

Lo seguiamo per un po', fino a quando scompare.
Cerco lo sguardo degli altri per leggere la loro emozione e... e vedo Michael attaccato alla bombola di Sebastian!!!
Però ha un'espressione divertita; sembra tranquillo, lì al guinzaglio.

Finiamo il giro seguiti in corteo dai Saraghi Juve. Risaliamo (a PRUA!) e, stavolta, Gegge sorride.
Si festeggia lo Squalo Angelo con gli austriaci al ristorantino dei pescatori: gamberi al sale, papas arrugadas, birra ghiacciata.
Dura la vita.

domenica 4 dicembre 2011

Fuerteventura "El Puente"


Sveglia alle otto. Traumatico, in vacanza.
Gli occhi pesti, cerchiamo carburante in una pasticceria francese. Squisiti croissant, una meringhetta sul piattino del caffè. Va meglio.

Al diving “Punta Amanay” ci aspettano Kristof, Gegge e Sebastian.

“Com’è il mare?” chiedo.
“Calmo. Per essere l’Atlantico”.

Il gommone è pura cattiveria. Tutto nero. “The Black Hawk I”.
Si parte. E si balla, vaccaboia!
Il Falco Nero si ferma in mezzo al mare, tra Corralejo e la Isla de los Lobos.
Vestizione rapidissima nel tentativo (riuscito) di non vomitarci addosso.
Tutti in acqua. Che non è affatto fredda: 21 gradi, dice il gingillo.
Scendiamo lungo la corda e, nel blu, il comitato di accoglienza:

B A R R A C U D A !!!!

Tanti, sbrilluccichi, bellissimi!

La visibilità è buona e il paesaggio mozzafiato: lava nera, sabbia bianca, sculture bizzarre, pertugi e anfratti.
E tantissimi pesci: pesci pappagallo, signore cernie, pesci lima ed enormi saraghi a strisce bianconere.
Sotto una tettoia, una grossa murena gialla dall’aria incazzosa: le fauci spalancate, sembra di sentirla sibilare. Arretriamo, la lasciamo in pace, curiosiamo un po’ più in là.

Arriviamo al punto che dà il nome all’immersione: uno spettacolare arco di lava.
Attaccati alle rocce per via di un po’ di corrente, ci godiamo la danza tribale dei saraghi juve: tre passi a destra, tre passi a sinistra, lo sfondo blu…. 


E’ ora di tornare. 
All’ancora, Kristof segnala di aver finito l’aria e sparisce.

Un po’ spiazzati, risaliamo. Proviamo a fare la sosta a 5 mt, ma le onde giocano con noi come fossimo yoyo.
Usciamo.
Mierda!
Il vento è forte, pinneggiamo, ci avviciniamo, ci allontaniamo, ci avviciniamo. Finalmente, riusciamo ad aggrapparci, esausti.

E Gegge mi fa un culo come una capanna.
A me, eh, mica all’Omone Nero!!! Capitani coraggiosi…
Parla velocissimo in spagnolo e in inglese, grida che si emerge a prua quando c’è vento, A PRUA!

Mi prendo il cazziatone.
Penso che due parole sulla risalita avrebbero potuto dirle.
Penso, anche, che avremmo dovuto arrivarci da soli.

Penso che ho fame e che quel ristorantino al porto profumava proprio di buono…