martedì 17 aprile 2012

Truciolo è alla mia porta!



Quando ero piccola (ma piccolapiccola, eh) ero follemente innamorata di TRUCIOLO.
Truciolo, sì, Enzo Avallone, il ballerino di Heather Parisi. Quello che cantava Ti chiami Africa.


http://www.youtube.com/watch?v=5htB-1HFxH4&feature=related


Non ho ancora capito
che donna sei tu
voli altissimi
e tuffi profondi
nel mare
una rondine nel blu
dopo un po' ti butti giù
c'e' una grande confusione
dentro te
tu che
ti chiami Africa

occhi di cielo
dell' Africa
cuore di sale
dell' Africa
stare lontani
e' mal d'Africa
tu sei tanto giovane
ma non sei mica un giocattolo
io d'ora in poi faro' crescere
quella tua briciola
d'anima
esplorare il tuo corpo
cercare su te
le sorgenti del Nilo
le piene d'amore
e il deserto fiorira'
il deserto fiorira'
tu sarai la rosa
dei pensieri miei
perchè
ti chiami Africa


(sto lacrimando)


Ero innamorata, dicevo. E OGNI VOLTA che suonavano alla porta speravo fosse LUI, TRUCIOLO, venuto a prendermi e portarmi via, cavallo bianco e calzamaglia a righe.
Ecco. Oggi, nonostante l'ennesima giornata avvilente a Nuovo Recinto, per un attimo sono tornata bambina e Truciolo è venuto a rapirmi...


http://www.sandronedazieri.it/la-linea-del-tempo/


lunedì 16 aprile 2012

Invasione a Nuovo Recinto


Devo finire un lavoro TASSATIVAMENTE (pena la disintegrazione istantanea: è sufficiente un mezzo giro del MagicAnelloMassone) entro mezzogiorno; lavoro che sarà inviato a Vecchio Recinto, che sarà stampato dai Vecchi Vicini, che sarà Timbrato e Firmato da TheBrain per poi essere portato AllafieradellEst.


Mi cambiano continuamente le carte in tavola, ogni minuto sbatto il muso contro un nuovo ostacolo che neanche nel Labirinto degli Specchi, il PC sente la fretta e s'incazza e si pianta, con la coda dell'occhio vedo sfrecciare il Bianconiglio: "Addio! Goodbye! E' tardi assai!"
Le undici; il suono pernacchioso della porta della Reception; vociare sconosciuto; tizie, vassoi, bottiglie, odor di focaccia.
Macheccazz?
Cerco di restare concentrata, il PC si è trasformato in una slot machine impazzita, devo concludere, devo QUAGLIARE, non voglio scomparire, non ancora, non così.
La porta continua a vomitar dentro gente mai vista che, noncurante dei nostri capini chini sulle tastiere, sbraita sguaiata.
Fumo dal naso e dalle orecchie, scaccio la curiosità come farebbe un asino con una mosca sul culo, nondevodistrarmi, cisonoquasi.
Capitan Brucaliffo si materializza alle mie spalle (ci dev'essere un passaggio di Collegamento Istantaneo tra l'Ammiraglia di Vecchio Recinto e la mia scrivania) e fa per baciarmi. Mi scosto seccatissima e, senza distogliere lo sguardo dal monitor:
"Devo finire una cosa in fretta."
Lui si irrigidisce (ma, anche, si ammoscia) e gelido:
"Vedi di fare anche bene."
"Le due cose non vanno d'accordo", rispondo con un tono che suona come un MAVAFFANCULO.


Uno ad uno, come ubbidendo ad un comando subliminale, gli abitanti di Nuovo Recinto si alzano, raggiungono i Vocianti, le Leccornie, Capitan Brucaliffo, CuboBoss.
Tutti tranne me che, finalmente, riesco ad inviare il file a Vecchio Recinto.
Click.
L'adrenalina in circolo, faccio un respiro profondo e rivolgo, ora sì, l'attenzione a ciò che accade.
Il buffet genera mostri in modo direttamente proporzionale al conto in banca. Che orrore.


Spazzolato lo spazzolabile (mi chiedo per quanto tempo ristagnerà nell'Openspeis l'odore di origano e cipolla) si arriva al dunque: i Vocianti sono i Nuovi Vicini, CuboBoss ringrazia tutti auspicando fantacollaborazioni future mentre io, che non mi sono mossa dalla mia postazione, vorrei solo...







mercoledì 11 aprile 2012

Undiciaprile

Mi sveglia il Diluvio Universale. 
Dj Random, quel pazzo rompicoglioni che abita nella mia testa, lancia a palla Colpo Di Pistola (Subsonica). 


Ritorno sui miei passi
E adesso contali bene
Il tempo che è passato
Non è una buona ragione
Ho idea che non mi basti
Lo scambio di un'opinione
E neanche l'imbarazzo
Con cui mi mostri le scuse
La muta del serpente
Nasconde il tuo vero nome
Di chiacchiere suadenti
Sono già stato a lezione
Baciando la fiducia
Con un rasoio a due lame
Hai fatto molta strada
Sacrificato persone
Tutta la tua arrogante danza
La sicurezza di chi è sempre a tempo
Il giusto slalom sfavillante e attento
Di chi da sempre intona l'ultima parola

Ti farò male più di un colpo di pistola
È appena quello che ti meriti

Ci provo gusto me ne accorgo ed allora
Non mi vergogno dei miei limiti e lividi
Come ti gira dopo un colpo di pistola
Ti vedo un po' a corto di numeri
Ci provo gusto me ne accorgo ed allora
Non mi seccare coi tuoi alibi 




Un ghigno mi si disegna in faccia. 
No. Non ci vado a Nuovo Recinto, stamattina. 
Salto in macchina, direzione centro. 
Parrucchiere-caffè-wifi. Servizio (quasi) completo: ci starebbe giusto perfetta una sigaretta... 
Chioma scintillante, mi sorrido soddisfatta dal riflesso di una vetrina. 

Buona giornata.







_________________

lunedì 2 aprile 2012

Dragone d'Aprile


Venerdì una bruciante umiliazione a Nuovo Recinto mi ha fatto versare lacrime di fuoco e rabbia.
Sabato catatonico sul divano, tra pessimo cinema e piani di fuga.
Domenica mi sveglio stropicciatissima, gli occhi pesti. 



Cielo plumbeo, forse piove.
In loop nel cervello: Un buon subacqueo deve saper rinunciare.
Mi sento come se avessi ingoiato un sacco di cemento. L’Omonero è del suo miglior umore Cupezza Mammamia.

“Andiamo. Poi vediamo.”

Il mare non è certo una tavola e al porticciolo di Nervi l’acqua è marrone e densa.
“Si va al Dragone”.
Il primo tuffo dopo il brevetto OWD era stato proprio al Dragone. Mi era venuto un mezzo attacco di panico; il ricordo non aiuta.

“Mi butto in acqua. Poi vediamo.”

Il freddo nei calzari mi scuote.
“Stiamo vicini”, dice MaxTestaRasata, la nostra guida: “Non si vede un cazzo!”
Alè.

Inizia la discesa, la catena scompare presto in un nulla lattiginoso. Da sotto salgono bolle, astronavi di luce, e un filamento trasparente (uova di qualcosa?) danza davanti ai miei occhi. Sento che uno zigomo si solleva. 


Il fondale si intravede appena e il viaggio verso la parete è un volo ovattato; mi ascolto: non sto male. Anzi! 
In pace, nel silenzio, realizzo ciò che la volta precedente, causa fifa, avevo solo intuito: è bellissimo, qui sotto! Spaccature da cui spuntano cernie labbrute, fenditure e budelli, tetti ricoperti di margherite, nudibranchi, anemoni e spirografi, pescetti d’argento e ricci salepepe .
E la parete scende, scende sotto di me, non vedo la fine, ho un brivido…
Max punta nel blu; noi, fiduciosi, lo seguiamo, ritroviamo la catena, risaliamo lenti.
Arranco sul gommone (siamo gli ultimi), mi infilo pile e cerata e mi rannicchio, già felice, contro l’Omonero.
D’improvviso una virata brusca quasi mi manda a sbattere il muso contro le bombole, “Ma che caz..”
“Delfini!”
“Ma eh?! Di nuovo?!”
Sono un gruppetto (4? 5? 8?), ci siamo in mezzo, non si capisce se siamo noi a seguire loro o loro noi, saltano fuori dall’acqua in perfetto sincrono (ma come fanno?), sono di fianco, sono sotto, sono sopra, sono… sono lì!
Inginocchiata a prua, sento le lacrime sulla faccia; mi giro verso l’Omonero:
“Ma non ti viene da piangere?”
“Mica sono un frignone, io.”
In effetti... 



sabato 24 marzo 2012

Walrus Beach



Ore 8.00, in macchina verso Paraggi.
Brian Molko, disperato, mi accusa: You don’t care about us. Pessima idea, i Placebo.

http://www.youtube.com/watch?v=p4dNdfOLO7w

Arrivati a destinazione, un bel sole caldo mi strappa dal vortice malinconico.
Mi affaccio, butto giù un occhio… ECCHEMMINKIA!? Provo a contare: un subbo, due subbi,dieci subbi… A 50 mi arrendo.







Atmosfera da rave: mare di gente proveniente da ogni dove, look cyperpunk, allegra promiscuità, spaccio di O-ring.
L’Omonero ghigna: “Manca giusto il muro di casse.”
“C’è il mare, però!





Trovare un angolo per vestirsi è un’impresa.
In superficie, scambio due parole con una tizia:
“Servirebbe un vigile!”
“Hahaha! Sì, ma dov’è la parete?”
“Di là.”

Scendiamo rapidi, la visibilità è pessima, le zampacce davvero troppe.
I pesci ci sono, ma hanno tutti un’aria seccata.
Nel nebbione individuo ben due flabellinuscole; numerose le vacchette, una piccola cernia, uno spirografo gigante. M fa per fotografarlo, ma… ZIP! Andato…
Da un pertugio sbuca una murena per niente contenta che, infatti, ci abbaia. Povera, si può darle torto?
Facciamo sosta brucando sulla Posidonia, poi fuori.
La tribù è aumentata. Noi ci scaldiamo le ossa al sole per un po’.
Rientrando, non commetto lo stesso errore dell’andata e inzicco nel lettore un CD dal titolo POP ’80. Finestrini abbassati e volume a palla (tamarri!) cantiamo It’s my life! coi Talk Talk.
Mi guardo nello specchietto: va’ che bella abbronzatura da muratore!

lunedì 19 marzo 2012

Nei Paraggi


Finalmente si torna in acqua sul serio. E sì che mi diverto solo per il fatto di stare in acqua, ma potendo scegliere tra i peli pubici in sospensione della piscina, le latte di cibo per cani di Sturla e una parete a Portofino, ecco, io... No?
Sveglia alle sei. L'Omonero è assonnato, senza parole e senza occhi.
Tra le ciglia guardo i borsoni pesantissimi, penso ai SEI PIANI A PIEDI e ho un mancamento. Ma mi faccio coraggio. 


Alle 7 siamo al diving a Sturla. Faccio colazione guardando il mare e un germano reale che gioca nelle pozze sulla spiaggia. 
Carichiamo le bombole, si parte.
I buchi azzurri nella coperta grigia del cielo fanno ben sperare. La riviera è un'esplosione di alberi in fiore. Ciao ciao inverno, buone vacanze.
Arriviamo a destinazione, parcheggiamo, usciamo. Il mare è increspato, il cielo di piombo. 
B ha un'espressione perplessa, l'Omonero solleva un sopracciglio, esitante.
Qualcuno grida: delfini! 
Eh? Dove! Dove?
Cazzo! Sono tantissimi, saltano fuori dall'acqua, mi manca il fiato, mi batte il cuore, vorrei lanciarmi all'inseguimento così come sono, coi jeans e gli occhiali sul naso. 
L'apparizione fuga ogni dubbio e ci riempie di entusiasmo. Daidai!!! 
Entriamo, sono tutti attenti a noi che, per la prima volta, scendiamo a meno 30. 
L, l'istruttore, ci separa: G con l'Omonero, io con lui. La visibilità è discreta, seguiamo il fondale (sabbia; un copertone; qualche oloturia) finchè L ci fa segno di fermarci e prova a testare la nostra lucidità con banali operazioni matematiche. Nel giro di poco diventiamo cretinissimi e cominciamo a farci ogni genere di gestaccio. Come mi piace ridere sott'acqua, l'esplosione delle bolle e gli occhi da cinese!  


Raggiungiamo la parete e... ooh! E' ricoperta di vacchette di mare, alcune grandi, altre piccine come l'unghia di un mignolo. E margherite e spirografi, flabelline e castagnole, stelle e spugne. E una nicchia, e nella nichia un presepe, e davanti al presepe una bavosa. Mi giro a cercare l'Omonero, è vicino, lo acchiappo per mostrargli la Bavosa Devota; lui giunge le mani in preghiera - ci capiamo sempre al volo - e, di nuovo, scoppiamo a ridere. Mi sa che 'sta narcosi...  
E' ora di tornare (le dita cominciano, in effetti, a diventare insensibili). 
Sulla riva ci accolgono B e G con un thermos di tè bollente. 
Belìn, che prù! 



venerdì 16 marzo 2012

Nuovo Recinto

Ultimo Giorno della Prima Settimana nel Nuovo Recinto. 
Odore di nuovo. Mobili BEIGETTI BLEAH. 
Gli scatoloni sono spariti in fretta. E' (quasi) impeccabile, ora; resta solo una barricata, quella di Stambecco, che proprio non regge lo stress da OPENSPEIS e ha bisogno di avere le spalle coperte. Presto sarà demolita, ma, forse, per allora, Stambecco si sarà rassegnato. 

La micronovità mi regala un frizzo di energia, mentre gli altri hanno un'aria spaesata. E tacciono. Tacciono in un modo innaturale: regna un silenzio irreale, assordante, punteggiato dai click dei mouse e sottolineato dal passo pesante e legnocalzato di Airone Cuciuffo. 
Atmosfera da thriller. Mi aspetto che succeda qualcosa da un momento all'altro. 
Il Nano imbraccia un mitra e inizia a sparare. 
Un dobermann senza pelle irrompe da una finestra e si attacca alla giugulare di Figadilegno. 


Infilo nelle orecchie le cuffiette coi teschi e mi isolo coi Neubauten. 



Disegno dettagli costruttivi di pilastri in calcestruzzo armato e penso al mio panino col prosciutto di Parma.
A pranzo andrò a sedermi alla Pressa e, masticando, osserverò i nuovi Vicini: le tute blu, le mani sporche, le spalle larghe. Gnam. Altro che i fighetti del Vecchio Recinto. 


Toh. Hanno portato la macchinetta del caffè. E, finalmente, qualcuno sorride.